RENDERE LE CITTA’ A MISURA DI FAMIGLIA

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Roma, 4 set. – Lo smart working “ha pregi e difetti: ha aumentato il potere retributivo, soprattutto di chi e’ tornato al Sud con un lavoro al nord, ma ha imposto scelte piu’ incisive sulla sicurezza domestica e cittadina e anche sul welfare familiare”. E’ l’analisi, in una intervista fatta da Interris, del professore Ciro Cafiero, avvocato giuslavorista e docente di diritto del lavoro all’Universita’ Luiss.
Lo smart working, osserva Cafiero, “ha la finalita’ di regolare i tempi di vita e lavoro perche’ consentiva, soprattutto alla donna lavoratrice, di essere piu’ vicina agli affari domestici, cioe’ alla cura dei figli e nel contempo di lavorare.
In questo senso il ministro per le pari opportunita’ e per la famiglia, Elena Bonetti con il family act ha portato avanti una grande riforma nell’equilibrio dei ruoli in famiglia, quasi parificando i ruoli della donna lavoratrice e dell’uomo lavoratore”.
Cosa ha significato per i genitori lavorare a casa con i bambini? “Questo che stiamo vivendo non e’ uno smart working ordinario: lavorare da casa ha significato per molti conciliare le esigenze dei figli con le proprie, ha significato dare prevalenza alla cura dei figli. Inoltre l’accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore ha dimostrato che si e’ trattato di uno smart working imposto dalla legge, il che va bene per un periodo limitato, ma non nel lungo periodo”.
Infine il fenomeno di quei lavoratori che, tornando a casa, hanno ripreso a vivere centri cittadini in particolare del Sud.
“Sicuramente- osserva il professore- lo smart working ha un effetto positivo dal punto di vista dell’economia del sud. Oggi anche i territori colpiti dalla crisi produttiva possono rinascere facendo lavorare queste persone o aziende dislocate su un altro territorio”. Insomma, “il punto centrale e’ che bisogna ripensare le citta’ per renderle a misura d’uomo e di famiglia”.
(Tar/ Dire
14:19 04-09-20 .

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